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l'aquilone

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margaret mazzantini - nessuno si salva da solo

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1961: Margaret nasce a Dublino, da padre italiano e madre irlandese.
Trascorre l'infanzia in giro per l'Europa, la Spagna, Tangeri, fino a quando la famiglia si stabilisce definitivamente a Tivoli.

1982: si diploma all'Accademia di Arte Drammatica a Roma. Nello stesso anno esordisce interpretando Ifigenia nell'omonima tragedia di Goethe.

1994: esordisce nella letteratura con Il catino di zinco, con cui vince il premio Selezione Campiello e il premio Opera Prima Rapallo-Carige.

2001: pubblica Non ti muovere, con cui vince il Premio Città di Bari-Costiera del Levante-Pinuccio Tatarella, il Premio Strega, il Premio Rapallo-Carige e il Premio Grinzane-Cavour.

2002: Zorro, un monologo per Sergio Castellitto.

Margaret Mazzantini è sposata con Sergio Castellitto e ha quattro figli.

Teatro
Ifigenia di Goethe, 1982
Venezia salvata di T. Othway, 1982/83
Le tre sorelle di Cechov, 1984-85
L'onesto Jago di C. Augias, 1984-85
L'Alcade di Zalamea di Calderon de la Barca, 1984-85
La signora Giulia di Strindberg, 1985-86
Antigone di Sofocle, 1986
Faust di Goethe, 1987
Mon Faust di Paul Valéry, 1987
Bambino di Susan Sontag, 1988
Praga magica-Valeria, 1989
A piedi nudi nel parco di Neil Simon, 1992-93
Colpi bassi, 1994
Manola di Margaret Mazzantini, 1994, 1995, 1996 e 1998

Cinema
Un caso di coscienza 1983
Lucas 1988
Nulla ci può fermare 1988
L'assassina 1989
Una fredda mattina di maggio 1990
Quando le montagne finiscono 1994
Paesaggio con figure 1995
Festival 1996
Il re di Rio 1996
Libero burro 1998

Televisione
La voce 1982
Un delitto 1983
Venezia salvata 1985
Cheri 1985
Sentimental 1987
Cuore di mamma 1987
Duel of love 1990
Cane sciolto II 1990
Eurocops 1990
Kaminsky, un flic a Moscou 1991
Promo 1992

Premi
Premio UBU, migliore attrice giovane, 1984
Maschera d'oro IDI, 1985
Premio Biglietto d'oro, 1994
Premio Rapallo-Carige, opera prima, 1994
Premio Selezione Campiello, opera prima, 1994
Premio Rapallo-Carige 2002
Premio Strega 2002
Premio Grinzane-Cavour 2002
Premio Bari 2002
Premio Boccaccio 2004

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«Stasera lo sa. Le persone dovrebbero lasciarsi prima di arrivare a quel punto. Dove sono arrivati loro. Perché poi ti resta addosso troppo male.»

Scava nella coppia Margaret Mazzantini in questo nuovo romanzo. Scava brutalmente nel rapporto di una coppia che non vuole più essere tale, che dopo un grande amore vive una grande separazione. Una scrittura forte e intensa, come è nelle corde dell’autrice di Venuto al mondo e Non ti muovere, che scaraventa in faccia al lettore sentimenti squartati, corpi disuniti, volti stanchi, anime distrutte. Sono quelle di Delia e Gaetano, i due protagonisti ancora giovani, puri e rabbiosi, pronti a duellare sul ring dell’amore perduto, - «due ragazzi, si direbbe a vederli passare nei vetri di una macchina parcheggiata» -, da poco tempo divenuti genitori.
Chi si è separato lo sa, chi non l’ha fatto può immaginarlo. Può immaginare quanto sia doloroso, faticoso, a volte esaltante e in altri momenti terribilmente deprimente la separazione. Specie se non avviene da un momento all’altro, specie se è frutto di giorni, mesi, anni di logoramento, di disfacimento, di emotività negativa che volge al peggio. Specie se i sentimenti che restano sono incerti e se il legame mantiene una sua forza, anche incomprensibile, ma pericolosa: «è facile distrarsi, non sapere più a che punto della vita sono».
Proteggere i figli - «non voglio che somiglino a noi... voglio che siano migliori... ma ho paura che finiranno per assomigliarci» - cercare un equilibrio che permetta a tutti di vivere serenamente. Non è facile, ci saranno altre donne e altri uomini, ma non è facile. Si parlerà di soldi, mantenimento, affido, case, mobili, ma tangenzialmente rispetto ai sentimenti che restano, in modo a volte straziante, al centro della scena. Nessuno si salva da solo, appunto, nemmeno Delia e Gaetano.
Questa storia di un amore accartocciato potrebbe essere una commedia dark all’italiana, adatta alla trasposizione cinematografica. È già successo con il romanzo Non ti muovere e non è casuale: la scrittura della Mazzantini - hanno scritto i critici - «tira la lingua via dalle parole verso un altro genere di comunicazione». Anche in queste pagine la lingua del romanzo è brusca, a tratti brutale, vuole assomigliare il più possibile alla vita vera: le frasi spesso sono tagliate, i dialoghi lasciati a metà, in certi passaggi cala un velo di freddezza, in altri trasuda la rabbia.
L’autrice, in una recente intervista, ha dichiarato: «Dopo l’epopea straziante sulla guerra a Sarajevo, volevo scrivere una storia minimale: due trentenni, una cena storta malgrado il buon vino, il corpo morto del loro amore sul tavolo. L’infelicità coniugale». E come sempre, ci è riuscita al meglio.

da IBS


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